Crollo delle vendite Marvel? Colpa del “politically correct”

Cosa succede quando un ideale positivo di uguaglianza diventa il simbolo del governo, dei “poteri forti” tanto detestati dalle masse?

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Stan Lee ha il merito di aver creato (o co-creato, come affermano con orgoglio i sostenitori di Jack Kirby) supereroi con super-problemi, differenziandoli etimologicamente dagli statuari Dei immortali della DC Comics e in un certo senso iniziando un processo che vedrà nelle mani di Alan Moore la ristrutturazione del metalinguaggio supereroistico, l’esasperazione dell’umanità del Comic Book HeroOggi, le stesse diversità tanto care alla Casa delle Idee sembrano minare lo stesso successo economico degli eroi patinati Marvel.

Recentemente intervistato dai ragazzi di ICv2, noto geek-magazine, il Vice-President of Sales David Gabriel ha provato a dare la sua spiegazione all’apparentemente inspiegabile crollo delle vendite dei fumetti Marvel tra il 2016 e il 2017, a fronte di un successo sempre via crescente del Cinematic Universe:

“La gente non ne può più della diversità. Non volevano altri personaggi femminili là fuori. Questo è quello che abbiamo notato nelle vendite, che ci crediate o meno. Abbiamo visto tramite che ogni eroe diverso, nuovo, femminile, che non sia un personaggio originale Marvel, fa storcere il naso ai nostri lettori. Questo è stato un problema, dato che avevamo letteralmente un sacco di roba nuova e fresca, idee frizzanti, da buttare sul mercato e nessuna di queste ha minimamente funzionato.”

 

Pur non essendosi esposto personalmente sulla questione, esprimendo solo un dato oggettivo, Gabriel è stato immediatamente bersagliato dalle atroci critiche dei Social Justice Warriors di ogni luogo su internet (non risparmiandosi ovviamente in offese personali). Certo è che la questione sollevata dal VPS della Marvel non è da sottovalutare. Nel corso degli ultimi tre anni le politiche editoriali della Casa delle Idee hanno puntato molto forte sul fattore diversità: attualmente Capitan America è afroamericano, Thor e Wolverine sono donne, abbiamo uno Spiderman multietnico, Ms. Marvel è una teenager musulmana e Iron Man una ragazza “dai capelli afro”.

Quella che poteva essere una buona ground-breaking idea inizialmente, è lentamente diventata una prassi, noiosa, stancante, terribilmente benpensante, un razzismo rovesciato ai danni degli iconici personaggi che hanno dominato l’immaginario collettivo dei lettori per decenni, un patetico tentativo di replicare l’Effetto-Morte a cui ormai siamo avvezzi dalla tragica fine di Robin/Jason Todd del 1989 in “Una Morte in Famiglia” o, ancora meglio, dalla Morte di Superman di Dan Jurgens del 1992.

La formula è semplice: prendo un eroe caratteristico, lo uccido o lo stravolgo completamente, aumento esponenzialmente il numero delle vendite, sostituisco il protagonista con un comprimario che sottolinei la totale insuperabilità dell’eroe originale, riporto in tempi brevi il tutto allo status-quo originario come se nulla fosse accaduto.

Resosi ormai conto che il Death-Effect non ha più il minimo appeal sui lettori, ormai straziati da morti, resurrezioni, tie-in, crossover inutili, maxi-eventi finali senza capo né coda, l’uomo più pericoloso del mondo dei fumetti, l’amato e odiato Brian Michael Bendis, ha fiutato il nuovo trend: la diversità, che essa sia sessuale, etnica, religiosa, culturale. 

Tutto molto bello, finchè non è diventato appunto una forzatura, una tappa obbligata, operazione simile alla Torcia Umana di colore dell’ultimo film-spazzatura della 20th Century Fox sui Fantastici Quattro (fatevi un favore e non guardatelo). I motivi del fallimento di questa idea sono però molteplici e vanno molto al di là della qualità oggettiva delle storie Marvel degli ultimi tre anni.

Da un lato, come detto prima, l’imperante e imperativo Politically Correct americano sviluppatosi negli anni dell’amministrazione Obama e ramificatosi nelle frange più estreme dei Social Justice Warriors del web è diventato agli occhi dei più antipatico, borioso, noioso, paradossalmente un elemento di establishment. Cosa succede quando un ideale positivo di uguaglianza diventa il simbolo del governo, dei “poteri forti” tanto detestati dalle masse? La vittoria di Donald Trump non è in fondo una risposta politica  a questa domanda?

Dall’altro, la Casa delle Idee ha puntato eccessivamente su un nuovo pubblico di riferimento che evidentemente sperava di conquistare definitivamente, quello femminile, andando quindi ad ingrossare il proprio mercato, senza tenere in considerazione che a comprare maggiormente i fumetti e ad averlo fatto per una vita sono i fan di lunga data, i fedelissimi, quelli che si sono sorbiti di tutto, dalle sopracitate morti e resurrezioni ad abominevoli eventi come Fear Itself e infine questo. Se compro un fumetto su Iron Man, voglio leggere il dannatissimo Tony Stark. Poco importa se fosse nato donna o nero, bianco o ebreo, me ne sarei appassionato ugualmente se fosse stato scritto, caratterizzato e disegnato bene.

Lo dimostra l’amore per personaggi iconici come Wonder Woman, Pantera Nera, Luke Cage, Catwoman, Ms. Marvel. Stravolgere un personaggio esclusivamente per renderlo una sorta di “quota rosa”, quasi fosse una cosa obbligatoria, non ribalta completamente lo stesso senso dell’operazione?

David Gabriel è stato chiaramente costretto a chiedere scusa con un intervento fulmineo di dietrofront dal sapore quasi sarcastico:

“Contrariamente a quanto detto da alcuni, lo straordinario successo di popolarità di personaggi come SquirrelGirl, Spider-Gwen, Thor, Moon Girl e Ms. Marvel dimostrano che i nostri fan e consumatori SONO davvero entusiasti dei nuovi eroi e, lasciatemi essere chiaro al riguardo, non andranno da nessuna parte! Siamo molto fieri e orgogliosi di mantenere questi personaggi unici che riflettono nuove esperienze e punti di vista nel Marvel Universe, accompagnandoli ai nostri eroi iconici! E sapeste che successo nei negozi! I negozianti dicono che grazie a questi nuovi eroi le loro botteghe sono sempre piene di nuovi lettori.”

 

E voi siete pronti al prossimo mega-evento che riscriverà l’Universo Marvel?

 

Enrico Edoardo Bozzi

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